INFORMATIVA, APPUNTI, RILIEVI PER MEDICI ORTOPEDICI e FISIATRI
In questi anni sono pervenute all’Azienda Ospedaliera ed al mio
ambulatorio centinaia di richieste (e-mail, telefonate, lettere)da
parte di Medici Ortopedici e Fisiatri che chiedevano informazioni
sulla tecnica di “allineamento frizionato”. Prima di passare
alla terapia però è indispensabile ridisegnare la patogenesi che
porta alla spalla dolorosa. Nel mese di marzo di quest’anno
(2010) ho curato un Collega Ortopedico affetto da “spalla dolorosa”
con restringimento dello spazio sottoacromiale (“sindrome da
conflitto”), tendinosi e lesione del sovraspinato.
Durante le sedute (6 a giorni alterni), rispondendo alle sue
domande, ho più volte spiegato al Collega la inconsistenza della
ipotesi patogenetica che vede nell’impingment e nel tendine
(degenerato o lesionato) l’origine della patologia della spalla.
Per 15 giorni ho continuato a ripetere che la guarigione della sua
malattia era possibile proprio perché il tendine e lo spazio
sottoacromiale non hanno alcuna responsabilità nella spalla
dolorosa, Se così fosse, non sarebbe possibile guarire con semplici
manovre ortopediche (allineamento frizionato).
A conferma delle mie osservazioni lo stesso Medico riferiva
miglioramento della sintomatologia dolorosa avvertita fin dalla
prima seduta e la progressiva ripresa funzionale. Non perdevo
occasione per ripetergli che il tendine e lo spazio rimanevano così
come erano perché non avevano responsabilità nella sintomatologia
dolorosa della sua spalla. Nonostante lo spazio fosse
ristretto ed il tendine lesionato la sua spalla guariva di giorno in
giorno.
All’ultima seduta il Collega mi ha espresso tutta la sua gratitudine
e solidarietà.
Ritornato dopo circa 1 mese per ringraziarmi, convinto di farmi un
complimento, mi ha detto : “ti
devo confessare che non avrei mai creduto che fosse possibile
allargare uno spazio così ristretto -come riportato nella RMN- e
liberare il tendine senza intervenire chirurgicamente”.
Non ho
avuto il coraggio di contraddirlo.
Mi sono reso conto che non è semplice per un Operatore Sanitario che
per 20 anni ha ragionato in funzione di tendini, di calcificazioni e
di spazi rimuovere il suo entroterra culturale.
Un Clinico Ortopedico dell’Università di Padova (ora in pensione) lo
scorso anno mi ha telefonato più volte per dirmi che alcune delle
mie osservazioni erano condivisibili, ma anche per condividere i
suoi dubbi sulla patogenesi della spalla dolorosa, soprattutto in
considerazione delle tante guarigioni spontanee: “Se
il tendine è responsabile del dolore, come può una spalla guarire
spontaneamente senza alcun intervento sulla lesione che ha causato
la patologia?”
Dubbio sacrosanto che avrebbe potuto rimettere in discussione
l’intera patogenesi tradizionale.
Il Professore invece risolse i suoi dubbi quando si convinse che la
stessa cosa spesso accadeva nell’ernia del disco. Un parallelo fra
spalla dolorosa ed ernia discale, ove spesso il quadro clinico si
risolve spontaneamente. Non mi fu possibile (perché
non mi ha più telefonato)
ricordargli che la rottura dell’anulus non provoca la
lombosciatalgia. L’anulus rimane lesionato anche dopo la risoluzione
della sintomatologia (spontanea o chirurgica). La lombosciatalgia
lamentata dai pazienti dipende dalla posizione dell’ernia (che
può variare e modificare il quadro clinico) e/o dall’edema
perifocale (che può schiacciare la radice e che –di norma- si
riduce con terapia cortisonica).
Niente a che vedere con i tessuti muscolo scheletrici.
Nell’Organismo nessun tendine lesionato riprende la sua funzione e
nessuno spazio ristretto si allarga spontaneamente.
Non voglio sconvolgere nessuno ma chiedo ai Colleghi di riflettere
su brevi e semplici considerazioni:
Lesione tendine e/o tendinosi
trattasi di alterazioni anatomiche che possono essere presenti o
meno nella “spalla dolorosa” ma non ne sono la causa . Molte
Ecografie e/o Risonanze (eseguite per altri motivi) mostrano le
stesse lesioni in pazienti che non hanno mai lamentato disturbi alla
spalla ed in alcuni casi svolgono attività lavorative o sportive che
impegnano seriamente l’articolazione della spalla (agricoltori,
meccanici, tennisti, ecc.).
In realtà la lesione dei tendini della cuffia (vedi
sovraspinato) è molto frequente dopo i 45 - 50
anni e non ha alcuna responsabilità nella “spalla dolorosa”. Infatti
(come dimostrato da molti reperti istologici) a partire dall’età di
40 anni, in tutti i soggetti inizia un “invecchiamento” fisiologico
dei tendini della cuffia che si presenta prima nel sovraspinato
perché questo tendine agisce con leva svantaggiosa in direzione
tangenziale e con fulcro distale.
Nella zona distale del tendine, fisiologicamente povera di vasi,
(zona che gli Autori Anglosassoni chiamano “zona critica”) le
fibrocellule muscolari vengono lentamente sostituite da fibre
collagene ialine (non estensibili). Si tratta di un “adattamento”
dei tessuti alla fisiologica riduzione del flusso ematico . Intorno
ai 40 anni di età, a seguito della fisiologica riduzione del lume
dei vasi (ispessimento della parete media)
che interessa il sistema arterioso, si ha una riduzione del
metabolismo e dell’ossigenazione. In questa zona (ove vi è già una
scarsa irrorazione) la qantità di ossigeno e di metaboliti
diventa insufficiente per nutrire e mantenere attive le fibrocellule
muscolari del sovraspinato. Per adattarsi alle mutate condizioni
ambientali e metaboliche le fibre muscolari del sovraspinato vengono
progressivamente sostituite da fibre connettivali ialine, che
richiedono minor ossigeno e meno metaboliti. Fisiologicamente cioè,
a partire dai 40 - 45 anni di età, si va incontro a degenerazione
tendinosica del sovraspinato. In concomitanza col processo
tendinosico, lentamente, si esaurisce la funzione contrattile del
tendine. Man mano che le fibrocellule muscolari vengono sostituite
dalle fibre connettivali, il tendine perde la sua funzione, che
progressivamente viene vicariata dagli altri tendini della cuffia e
dalle fibre anteriori del deltoide. E’ bene ricordare che, una
volta in tendinosi, il sovraspinato non esercita più alcuna funzione
(avendo perso la capacità contrattile per sostituzione delle
fibrocellule muscolari con fibre connettivali ialine). In
pratica per la spalla nulla cambia se il tendine è degenerato
(tendinosi), lesionato o rotto.
Quando a seguito di piccole sollecitazioni il sovraspinato
tendinosico si rompe, la dinamica articolare della spalla non viene
in alcun modo interessata.
Nella
stragrande maggioranza dei casi i pazienti non se ne accorgono
nemmeno e continuano la loro attività lavorativa e sportiva (lo
stesso accade con il CLB). Il paziente non viene alla nostra
osservazione perché non sa di avere un tendine lesionato. Si
presenta in ambulatorio invece se ha una “spalla dolorosa” ove
ci può essere o meno un reperto occasionale di tendinosi o lesione
tendinea.
Molte spalle operate nel migliore dei modi (tenorrafia
artroscopica) continuano ad essere dolorose anche dopo
l’intervento. Altre spalle, ove il tendine viene lasciato rotto
(senza intervento chirurgico) molto spesso riprendono la loro
funzione senza dolore.
Come può un tendine in degenerazione tendinosica operato di
tenorrafia riprendere una funzione che non aveva neanche prima della
rottura anatomica?
E’ corretto a questo punto ipotizzare che la lesione del tendine non
abbia niente a che vedere con la “spalla dolorosa”?
Periartrite calcifica
Per quanto riguarda le calcificazioni periarticolari o tendinee è
noto a tutti gli operatori sanitari la loro presenza in spalle
assolutamente sane (vedi Rxgrafie eseguite per altre patologie,
ove si ritrovano –quasi di norma- calcificazioni periarticolari o
peritendinee assolutamente asintomatiche)
Queste calcificazioni niente hanno a che vedere con la “spalla
dolorosa”, tanto è vero che possono persistere anche dopo
l’intervento chirurgico o lavaggio articolare o altro, senza
che il paziente avverta alcun dolore. In altri casi invece può
persistere il sintomo doloroso anche dopo la rimozione delle
calcificazioni. In pratica la calcificazioni periarticolari sono
molto comuni in soggetti sani. Solo una piccola percentuale di
questi presenta anche una sintomatologia dolorosa della spalla . La
percentuale di spalle dolorose con calcificazioni periarticolari
(periartriti calcifiche) che guarisce spontaneamente (senza
rimozione della calcificazione) è nettamente superiore alle spalle
operate.
Non credo ci sia molto da dire visto che calcificazioni si possono
riscontrare un po’ in tutti i tessuti dell’organismo, senza dare
alcun sintomo, a meno che non interessino un intero parenchima
(nefrocalcinosi).
Sindrome da conflitto
poche parole su una sindrome che non c’è. Un po’ come l’isola che
non c’è.
Incomprensibile come Autorevoli Autori si sprechino per descrivere
ciò che non esiste. Un arrampicarsi sugli specchi per descrivere il
nulla.
L’impingement descritto da Neer è solo una fantasiosa
interpretazione di un riscontro strumentale (prima rxgrafico e
poi con RMN) che appare e scompare a seconda delle inclinazioni
degli strumenti radiografici e delle posizioni assunte dal paziente
durante gli esami. E’ una situazione imbarazzante che vede da una
parte Autorevoli Clinici Ortopedici che “fanno finta” di spiegare
una anomalia inesistente con descrizioni suggestive (acromion ad
uncino, becco osteofitosico che schiaccia sul tendine, ecc.) e
dall’altra una platea di Medici Ortopedici che “fa finta” di
crederci. Agli Uni ed agli Altri interessa solo una autorevole
argomentazione che giustifichi la terapia chirurgica prevista per la
“sindrome da conflitto”.
E’ credibile che nessuno si accorga che questa fantomatica
deformazione ad uncino dell’acromion è quasi sempre bilaterale,
mentre il dolore interessa una solo spalla ?
E’ credibile che nessuno si chieda se è congenita o acquisita? E, se
è acquisita, come e quando l’osso abbia ricominciato a “crescere”
fino a deformarsi ad uncino?
Ed ancora :
- come può un becco osteofitosico provocare dolore a riposo
(dolore di notte), ove l’articolazione è ferma ed il tendine
(integro o rotto) non opera nessuna contrazione?
- come può provocare un “conflitto” , con dolore ai movimenti,
durante il giorno, quando il paziente è in posizione eretta, ove il
peso dell’arto (forza di gravità) porta ad una naturale
diastasi con aumento dello spazio fra acromion e tendine
sovraspinato?
Nel concludere
mi permetto di far notare come la crescente diffusione di tante
terapie chirurgiche sia anche conseguenza inevitabile di una
Riforma Sanitaria che ha trasformato gli Ospedali e le Case di Cura
(ormai tutte convenzionate) in Aziende, ove la produttività (e
spesso la stessa sopravvivenza) è rapportata quasi esclusivamente
all’atto operatorio.
Case di cura, poliambulatori, centri di fisioterapia, cliniche ,
ecc. ormai nascono come funghi su tutto il territorio nazionale.
Come in un supermercato, ad ogni intervento è stato messo un
cartellino (rimborso regionale) che ne indica il prezzo
(DRG).
Non è colpa dei Medici se nel giro di 20 anni gli interventi
chirurgici sono triplicati per curare le stesse patologie che si
curavano venti anni fa (con gli stessi risultati). E’ il sistema che
condiziona le scelte terapeutiche e fa crescere ogni anno la spesa
sanitaria.
L’aumento dell’età media incide marginalmente su questa spesa,
perché interessa solo le patologie legate alla 4°età (che
teoricamente non dovrebbero prevedere una terapia chirurgica).
Il tutto poi è aggravato dall'assenza dei cosiddetti “Baroni”. La
mancanza di Autorevoli studiosi ha creato confusione ed
anarchia, ove ciascuno Operatore interpreta la disciplina medica in
modo autonomo, talvolta a proprio uso e consumo, senza una guida
e/o una scuola di riferimento.
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Va ribadito, comunque, che in tutte le branche della Medicina non
esiste una terapia che vada bene per tutti; così anche nella
spalla dolorosa c'é sempre la possibilità che qualche paziente
non guarisca con tecnica di allineamento frizionato.
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